ETERNA CREAZIONE NUOVA SILLOGE DI MICHELA ZANARELLA
Poesia
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08 Aug
08Aug

Estate in Versi: quando la poesia cattura la luce


L’estate ha un modo tutto suo di esprimersi in poesia. Arriva con la luce intensa dei pomeriggi, con il respiro del mare, il canto delle cicale, i temporali improvvisi e quelle sere in cui il cielo sembra più vicino.
Per i poeti, però, l’estate non è mai soltanto una stagione. È una condizione dell’anima, un tempo sospeso nel quale la memoria torna a farsi sentire e le emozioni acquistano una particolare intensità.
Da D’Annunzio a Montale, da Pascoli a Dickinson, fino a Neruda, sono numerosi gli autori che hanno affidato ai versi la propria idea dell’estate. Ho scelto per voi cinque poesie per attraversare la stagione più luminosa dell’anno.

D'Annunzio e la natura che diventa musica


Con "La pioggia nel pineto", Gabriele D’Annunzio ci conduce dentro un paesaggio estivo attraversato da un temporale.
La pioggia cade sulle piante, il bosco si anima di suoni e l'uomo sembra dissolversi nella natura. Il poeta non si limita a descrivere ciò che vede: invita il lettore ad ascoltare, percepire e quasi respirare quel paesaggio. L'estate diventa esperienza sensoriale.


Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

Montale e il calore del meriggio

In "Meriggiare pallido e assorto", Eugenio Montale presenta un'altra immagine dell'estate.
Il pomeriggio assolato, il muro, la vegetazione arida e il silenzio costruiscono un paesaggio apparentemente immobile. Ma dietro quella luce intensa emerge una riflessione più profonda sulla condizione dell'uomo.
È un'estate lontana dalla spensieratezza: una stagione che interroga e inquieta.

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Pascoli e la meraviglia delle piccole cose


Giovanni Pascoli nella poesia "D'estate" guarda la natura con uno sguardo capace di cogliere ciò che spesso sfugge.
Un temporale, il canto degli uccelli, il movimento delle foglie o un suono improvviso possono diventare il punto di partenza per una poesia.
Nella sua scrittura l'estate vive soprattutto nei dettagli, trasformando la semplicità del paesaggio in emozione.


Le cavallette sole
sorridono in mezzo alla gramigna
gialla; i moscerini danzano
nel sole
trema uno stelo sotto una farfalla. 

Emily Dickinson: la stagione della vita

Nella poesia di Emily Dickinson la natura diventa spesso una grande metafora dell'esistenza.
L'estate rappresenta la pienezza, la luce, la fioritura. Ma proprio questa pienezza contiene la consapevolezza del cambiamento e della fine. 
La stagione più luminosa può dunque ricordarci quanto sia prezioso ciò che, inevitabilmente, passa.

Sarà Estate — alla fine.
Signore — con ombrellini —
Gentiluomini a zonzo — con Bastoni —
E piccole Bambine — con Bambole —
Tingeranno il pallido paesaggio —
Come fosse uno splendente Bouquet —
Sebbene sommerso, nel Pario —
Il Villaggio giaccia — oggi —

I Lillà — curvati da molti anni —
Oscilleranno sotto il purpureo carico —
Le Api — non disdegneranno il motivo —
Che i loro Antenati — hanno ronzato —

La Rosa Selvatica — s'arrosserà nella Palude —
L'Astro — sulla Collina
Il suo perenne stile — fisserà —
E le Genziane del Patto — metteranno trine —

Finché l'Estate ripiegherà il suo miracolo —
Come le Donne — fanno — con la loro Veste —
O i Preti — sistemano i Simboli —
Quando il Sacramento — è terminato —


Neruda e la sensualità della natura


Con Pablo Neruda e la sua "Ode all'estate" entriamo invece nel territorio della sensualità.

La frutta, le strade assolate, il mare deserto…le immagini scorrono fluide per descrivere una stagione che profuma di calore, emozioni e libertà. 

Estate, violino rosso,
nuvola chiara,
un ronzio
di catena montuosa
o di cicala
ti precede,
il cielo
a volta,
liscio, luccicante come
un occhio,
e basso il suo sguardo,
estate,
pesce del cielo
infinito,
elitra lusinghiera,
pigro
letargo
pancino
di ape,
sole indiavolato,
sole terribile e paterno,
sudato
come un bue lavorando,
sole secco
nella testa
come un inaspettato
garrotoazo,
sole della sete
camminando
per la sabbia,
estate,
mare deserto,
il minatore
di zolfo
si riempie
si riempie
di sudore giallo,
l’aviatore
percorre
raggio a raggio
il sole celeste,
sudore
nero
scivola
dalla fronte
agli occhi
nella miniera
di Lota,
il minatore
si stropiccia
la fronte
nera,
ardono
le sementi,
scricchiola
il grano,
insetti
azzurri
cercano
ombra,
toccano
la freschezza,
sommergono
la testa
in un diamante.Oh estate
abbondante,
carro
di mele
mature,
bocca
di fragola
in mezzo al verde,
labbra
di susina selvatica,
strade
di morbida polvere
sopra
la polvere,
mezzogiorno,
tamburo
di rame rosso,
e a sera
riposa
il fuoco,
la brezza
fa ballare
il trifoglio, entra
nell’officina deserta;
sale
una stella
fresca
verso il cielo
cupo,
crepita
senza bruciare
la notte
dell’estate.

Cinque poesie, cinque modi di vivere l’estate:


D'Annunzio ci insegna ad ascoltare la natura.
Montale ci mostra la sua inquietudine.
Pascoli ci invita a meravigliarci delle piccole cose.
Dickinson ci ricorda la fugacità della vita.
Neruda trasforma la natura in linguaggio sensuale.

Sono modi diversi di raccontare una stessa stagione. 

L’ultima luce. Forse il momento più poetico dell'estate è proprio quello in cui la giornata finisce.
Il sole scende lentamente, il cielo cambia colore, l'aria si fa più fresca. Per qualche minuto tutto sembra sospeso.
È in quell'istante che comprendiamo che l'estate, come ogni cosa bella, non può durare per sempre.
Ma la poesia ha un privilegio. Può conservare una luce quando quella luce non c'è più.
Può restituirci un'estate attraverso una parola, un'immagine, un ricordo.
E così, anche quando settembre arriva, possiamo ancora tornare sulla riva del mare, ascoltare il vento tra i pini, guardare le stelle e sentire dentro di noi quella stagione che sembrava non dover finire mai.
Perché l'estate passa. La poesia resta.

E a voi quale poeta ricorda l'estate? 💬 Unitevi alla conversazione: avete una vostra poesia preferita? Lasciate un commento qui sotto: leggerò e risponderò a tutti. E se vi va, vi invito a condividere questo articolo sui vostri canali social. 



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